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L’intelligenza artificiale entra nelle attività di polizia e nelle indagini preliminari

Indagini con AI

L’intelligenza artificiale entra ufficialmente nelle attività di polizia e nelle indagini preliminari. A

disciplinarne l’impiego è il decreto legislativo n. 160 del 2026, in vigore dal 30 settembre, che

introduce regole per l’utilizzo delle tecnologie di identificazione biometrica remota a fini di

prevenzione e investigativi.

Al centro della nuova normativa ci sono i sistemi capaci di acquisire dati biometrici, come le

immagini dei volti, e confrontarli con quelli presenti in banche dati preesistenti, consentendo di

identificare una persona in tempo reale oppure successivamente.

L’utilizzo di questi strumenti pone, tuttavia, importanti questioni in materia di privacy e tutela dei

diritti fondamentali. Un ricorso generalizzato alla biometria negli spazi pubblici potrebbe infatti

tradursi in forme di sorveglianza permanente della popolazione. Per questo motivo, la normativa

europea e quella italiana circoscrivono l’impiego di tali tecnologie a ipotesi eccezionali e

tassativamente individuate, prevedendo un sistema di autorizzazioni che coinvolge il pubblico

ministero e, nei casi previsti, il giudice per le indagini preliminari.

I primi aspetti applicativi del decreto sono analizzati in un contributo pubblicato da Questione

giustizia, in continuità con gli approfondimenti dedicati all’intelligenza artificiale nel numero

trimestrale 3/2026 della rivista.

Restano, però, alcuni nodi da chiarire: dalle ampie prerogative riconosciute al Ministero dell’Interno

nell’integrare la disciplina attraverso propri decreti, fino alla difficoltà di garantire un effettivo

controllo umano su sistemi complessi. Una sfida che riguarda non soltanto l’efficacia delle indagini,

ma anche la capacità di assi

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